Il Monopoly truccato e il mito della meritocrazia
Che cosa succede quando una persona parte con un vantaggio evidente? E come lo racconta dopo aver vinto?
Una partita a Monopoly viene organizzata con regole volutamente squilibrate. Tutti i partecipanti lo sanno, eppure chi vince finisce per attribuire il risultato soprattutto al proprio merito.
Un vantaggio deciso dal caso
Lo psicologo Paul Piff, a Berkeley, coinvolge più di cento coppie di sconosciuti. Prima della partita, il lancio di una moneta stabilisce chi sarà avvantaggiato.
Quel giocatore riceve il doppio del denaro iniziale, incassa il doppio passando dal Via e può tirare due dadi anziché uno. Entrambi conoscono le regole e sanno che la partenza è sbilanciata.
Il comportamento cambia
Per quindici minuti i ricercatori osservano le partite attraverso telecamere nascoste. Secondo il racconto del video, i giocatori avvantaggiati diventano progressivamente più dominanti.
Muovono le pedine con più forza, festeggiano i guadagni e assumono atteggiamenti più sgarbati. Consumano anche più salatini dalla ciotola condivisa sul tavolo.
Il vantaggio passa in secondo piano
Alla fine, quando viene chiesto loro come sia andata, i vincitori parlano delle strategie adottate, delle proprietà comprate e delle decisioni intelligenti prese.
Il vantaggio iniziale, assegnato casualmente con il lancio di una moneta, riceve molto meno spazio nel loro racconto.
Successo e circostanze
Nella vita reale vediamo il successo, il lavoro svolto e le decisioni prese. Sono meno visibili le condizioni di partenza: risorse economiche, opportunità, sostegno e altri vantaggi.
Lo stesso può accadere quando valutiamo noi stessi: riconosciamo il nostro impegno, ma possiamo fare più fatica a vedere quanto abbiano contato le circostanze favorevoli.
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